Censura della cultura

Scritto da il 28 Aprile 2017

Ciao amanti di Radio Brusa! Eccomi qui, di nuovo a condividere insieme a voi un tema di grande spessore. Quello che andrete a leggere tratterà della Censura nell’arte, due parole che spesso sembrano andare di pari passo, un argomento che giorno dopo sembra essere sempre più ambiguo e poco chiaro.

Mi piace iniziare questo articolo con una piccola provocazione:

Fino a che punto secondo voi un’opera può offendere i sentimenti di alcuni individui o addirittura di intere comunità? Fino a che punto un artista è libero di esprimersi?

Ma andiamo con ordine chiarendo il concetto di censura. La censura è una forma di controllo sociale che limita la libertà di espressione e di accesso all’informazione, basata sul principio secondo cui determinate idee e opinioni da esse generate possono minare la stabilità dell’ordine sociale, politico e morale. Al giorno d’oggi si potrebbe fare una distinzione tra chi vuole la cultura come un prodotto di mercato e chi invece chiede di diffondere liberamente contenuti illeciti. La censura, come espressione del potere approva l’accettazione del pregiudizio e si ripara dietro al concetto di tabù. In ambito artistico tutto nasce dai principi che caratterizzano l’arte moderna, che pone l’importanza della comunicazione al di là della sua rappresentazione. Ecco perché si moltiplicano gli attacchi alle esposizioni e alle opere di artisti. Essi tentano “semplicemente” di penetrare la coscienza dello spettatore, di catturare la sua attenzione e l’arte contemporanea è stata spesso oggetto di esasperazione di questa dimensione.

L’arte, da sempre, ha dovuto fare i conti con un sistema sociale che tenta di imporre le proprie regole. Ma tutti sappiamo che non esiste arte se non c’è piena libertà di espressione da parte dell’artista. Insistere oggi sul fatto che la provocazione sia inutile nell’arte sarebbe come negare una parte della storia del secolo scorso. Il problema, infatti, non è tanto quello di realizzare delle opere gradevoli che ci aiutino a superare le brutture del mondo, quanto piuttosto delle opere che siano importanti per il loro tempo, che riflettano in qualche modo la realtà che le circonda.

È meglio quindi annullare l’esposizione, e mettere a tacere qualsiasi critica a priori, o censurare alcune opere? Di fronte alla possibilita’ di uno scandalo a posteriori, l’opzione scelta è stata l’annullamento dell’intervento: la tranquillità al posto della discussione e rivendicazione. L’arte contemporanea si muove sempre sul filo dell’ambiguità. Nell’era in cui viviamo non possiamo più aggrapparci ad interpretazioni univoche.

Perciò quanto il mercato influenza la cultura? Anzi, soprattutto, quanto la gente se ne rende realmente conto? A voi la scelta da che parte stare!


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