Fallimento o l’inizio di una rivoluzione?

Scritto da il 30 Novembre 2017

E dopo 60 anni l’Italia non riesce a qualificarsi per i mondiali di Russia 2018 a causa della mancata vittoria contro la Svezia che con l’1-0 in casa svedese strappa il pass per uno degli appuntamenti più importante per il mondo calcistico. Tanti giornali hanno parlato di fallimento azzurro e molti si sono domandati come sia stato possibile non riuscire a segnare almeno un gol a San Siro contro una Svezia non piena di talenti e con un’Italia, che, nonostante i problemi di formazione e di commissario tecnico, aveva un livello tecnico e di esperienza sicuramente superiore. Credo sia inutile soffermarci sugli errori e sulle scelte tecniche anche perché dopo l’eliminazione molti si sono reinventati allenatori, forse troppo arrabbiati per la mancata qualificazione, ignari del fatto che ormai i consigli tecnici erano inutili e superflui e che il risultato non poteva essere cambiato.

Dopo l’esonero di Giampiero Ventura, come era prevedibile, e dopo che Carlo Tavecchio si è dimesso  come presidente della FIGC reduce dal mancato appoggio anche dai suoi sostenitori più fedeli, si pensa forse a una rivoluzione nel mondo del calcio italiano cercando di incentivare le società italiane calcistiche a investire maggiormente sui giovani italiani magari mandando i “talent scout” anche in società piccole e di paese per scoprire giovani fenomeni da far crescere nei vivai delle importanti squadre di serie A e non solo. Sicuramente la FIGC dovrà attuare un piano nuovo partendo dal trovare l’allenatore giusto per la nazionale che sia grintoso e abbia voglia di prendersi sulle spalle una squadra e una nazione altamente deluse e con tanta voglia di rivincita.

Le colpe non sono solo dell’allenatore ma anche dei giocatori convocati che forse avrebbero dovuto metterci più impegno e più voglia dimostrando tutto il loro talento e carisma che sicuramente mostrano nelle loro rispettive squadre ma che in nazionale si è visto ben poco.

La mancata qualificazione ha portato a una ingente perdita economica (circa 100 milioni di euro) alla FIGC ma ha, soprattutto, tolto la possibilità ai pilastri della nazionale, che nel 2006 ci hanno regalato la gioia di vincere un mondiale, quali Gianluigi Buffon, Andrea Barzagli, Giorgio Chiellini e Andrea de Rossi di poter giocare forse il loro ultimo mondiale e chissà magari portarsi a casa anche grandi soddisfazioni.

Tale risultato e tutte le sue conseguenze ci devono far riflettere e condurci su un nuovo cammino in cui certi errori non dovranno essere più ripetuti per uscire da questo vicolo buio più forti e motivati a far bene negli anni avvenire. Intanto, per chi ha voglia ancora di tifare Italia, non può che tifare i ragazzi della nazionale amputati che l’anno prossimo disputeranno il loro mondiale in Messico dando forse una piccola lezione a tutti di come anche con un impedimento fisico si possano raggiungere traguardi importanti mettendoci oltre che alla tecnica il cuore e il sacrificio.

 


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