Giocare ai videogiochi è uno sport?

Written by on 17 Gennaio 2018

Il Comitato olimpico oramai li considera sport come gli altri, ma non ancora da Olimpiadi. Hanno atleti dai 15 ai 25 anni, e muovono un giro d’affari che nel 2020 raggiungerà 1,5 miliardi

Giocare ai videogame a livello agonistico può essere considerata una attività sportiva a tutti gli effetti, ma per diventare discipline olimpiche devono adeguarsi ai valori delle Olimpiadi e di dotarsi di controlli antidoping. È questa la decisione presa oggi dal Comitato olimpico internazionale. “Gli e-sports possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si allenano con un’intensità che può essere assimilata a quella degli atleti delle discipline tradizionali; un primo passo verso l’ingresso dei videogame nel mondo olimpico

Ma cos’è un e-sport?

Di fatto potremmo considerarli lo sport di giocare ai videogame. Da soli o in gruppo, con squadre che si allenano insieme e si affrontano in tornei. Ci sono tornei dei maggiori giochi in circolazione: Fifa per gli amanti del calcio, Call of Duty per gli amanti dei giochi di guerra, o giochi magari meno noti al grande pubblico ma molto apprezzati nel settore come il fantasy World of Warcraft.

Come negli e-sport, ci sono allenamenti e training da seguire, infatti per essere un bravo gemer bisogna allenarsi, anche 10-15 ore al giorno aveva rivelato un’inchiesta; ogni sfida, ogni torneo si gioca sulla bravura dei giocatori e sulla strategia della squadra e le partite possono durare anche 6-12 ore.

I soldi non mancano in questi tornei soprattutto negli Usa e in Asia sono diventati un business capace di generare nel 2016 un giro d’affari di 463 milioni. Quest’anno la previsione è di 696 milioni (+41,3%); per il 2020, la previsione è di 1,5 miliardi.

E non mancano i fan, che seguono giocatori o squadre specifiche. Disposti a pagare biglietti da centinaia di dollari per vedere gli incontri e spendere in media ogni anno in merchandising e biglietti 64 milioni. Celebri le notti alla Key Arena di Seattle, dove si tiene ogni anno The International: il più grosso evento mondiale di e-sports, capace di raccogliere 20mila fan e premiare le squadre vincitrici con un monte premio pari a 24 milioni di dollari.

Ma nel lato oscuro degli e-sport, ci sono il doping e le scommesse infatti molti giovani giocatori nel corso degli anni ha ammesso di fare un uso eccessivo di energy drink o Adderall, un farmaco (o un mix di farmaci) usato contro i deficit di attenzione. Mentre la UK Gambling Commission ha evidenziato come negli eSport ci siano forti “rischi e necessità simili ad altre forme di competizioni” come “truccare le partite”. Servono quindi licenze per gli intermediari e divieti per i minori. In altre parole: il settore deve essere regolamentato.

In Italia il fenomeno è ancora embrionale, ma qualcosa è nato negli ultimi anni: nel 2016 un torneo è stato organizzato: si chiamava Italian Gaming League, e al vincitore andarono 5mila euro; ancora lontani, per ora, dai numeri di Usa e Asia.


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