Gli azzurri sul tetto del mondo

Written by on 12 Mar 2018

Nel corso della nostra vita ce ne succedono di tutti i colori. Ci capitano sia situazioni dimenticabili, come fare la coda alle poste, sia situazioni indimenticabili che rimangono impresse nella nostra memoria, diventando parte di noi. E non è raro che quando questi ricordi riaffiorano nella nostra mente, ci suscitino più di un’emozione.
Alcuni di questi momenti possono essere il nostro primo bacio o il nostro primo amore, oppure la prima volta che siamo andati a Gardaland.
Ci sono momenti invece che segnano la storia del nostro pianeta e che dimenticare sarebbe un errore, come la caduta delle Torri Gemelle oppure le varie catastrofi naturali che ogni volta strappano la vita a centinaia di persone. Non deprimiamoci però, perché non voglio parlare di nessuno di questi avvenimenti.
Ciò che volevo farvi ricordare è successo quasi dodici anni fa a Berlino, più precisamente il 9 luglio 2006, il giorno in cui la nazionale italiana vinse la Coppa del Mondo, il giorno in cui tutto il mondo si tinse di azzurro.

Non mi ricordo tanto di quell’estate, se devo essere sincero. Avevo dieci anni e anche quell’anno ero andato con la mia famiglia a fare le vacanze in Sardegna, in un paesino chiamato Tanaunella, un posto talmente tranquillo e silenzioso che potevi scambiarlo per una città fantasma. Mi ricordo che trascorrevo le giornate tra un tiro al pallone e un tuffo nel bellissimo mare sardo. Mi ricordo il bar sulla spiaggia e gli “amici del mare”. Mi ricordo pure la rabbia che avevamo provato noi italiani a vedere Nicky Hayden rubare il titolo a Valentino Rossi.
Ma la cosa che più ricordo di quell’estate era la gioia e la speranza che tutti provavano quando vedevano la nazionale italiana di calcio giocare per aggiudicarsi la Coppa del Mondo. Ed era davvero l’anno buono per vincerla. Avevamo una squadra di giocatori eccezionali, la maggior parte dei quali ha appeso le scarpe al chiodo in questi anni, come Francesco Totti, l’indimenticabile capitano della Roma che ha smesso proprio l’anno scorso. Avevamo Fabio Cannavaro e Alex Del Piero, storiche bandiere della Juventus, Alessandro Nesta e Gennaro Gattuso, leggende del Milan e altri storici nomi come Luca Toni, Vincenzo Iaquinta, Fabio Grosso e così via. C’erano anche calciatori che non hanno ancora detto addio al calcio, come ad esempio il numero uno Gianluigi Buffon, Alberto Gilardino e Daniele De Rossi. Potendo citare una canzone di Checco Zalone, erano proprio una “squadra fortissimi”.
Ma la scalata verso la Coppa non fu per niente semplice. Dopo essere passati come primi nel nostro girone che, anche se non presentava delle squadre eccezionali, fu abbastanza tosto, gli Azzurri sfidarono l’Australia negli ottavi di finale, riuscendo a batterla per uno a zero grazie ad un rigore trasformato da Francesco Totti. Le vere sfide però stavano arrivando, perché nei quarti e nella semifinale l’Italia si beccò due squadre molto difficili da battere: la prima fu l’Ucraina di Shevchenko, battuta per due a zero grazie alle reti di Gianluca Zambrotta e Luca Toni, e la seconda fu la Germania di Miroslav Klose. Fu una partita intensa e difficile che si protrasse fino ai supplementari, quando Fabio Grosso e Alex Del Piero siglarono la vittoria azzurra aggiudicandosi la finale. Con questa vittoria l’entusiasmo di noi italiani si alzò oltre il limite di guardia, perché avevamo battuto la favorita del Mondiale in casa loro. Già questa era una vittoria per l’Italia. Questa partita è ricordata ancora oggi, soprattutto grazie ai commentatori di quel match, ovvero Fabio Caressa e Beppe Bergomi, che dissero una frase divenuta simbolo di quel Mondiale e ritornata in auge a causa dei vari Meme che circolano sui social: “Andiamo a Berlino Beppe!!”.
E alla fine giungiamo al giorno della fatidica finale: 9 luglio 2006. Io ero nel nostro appartamento preso in affitto per le vacanze ed eravamo tutti lì davanti alla televisione con la mano sul cuore a cantare l’inno di Mameli, sentendoci fieri di essere italiani, per una volta. Appena iniziata, si capì fin da subito che sarebbe stata una partita sofferta. Dopo il gol di Zinédine Zidan al settimo minuto, gli Azzurri non si arresero e riuscirono a pareggiare con un colpo di testa di Marco Materazzi al diciannovesimo. Fu una partita piena di emozioni e senza esclusione di colpi, sia da una parte che dall’altra. Poi, all’improvviso, successe qualcosa. Al sesto minuto del secondo tempo supplementare, Zidan venne espulso perché aveva tirato una testata a Materazzi, il quale aveva detto delle cose non proprio carine sulla sorella del calciatore francese, ma ciò venne rivelato in seguito. Questo brutto gesto antisportivo fece il giro del mondo e molti programmi tv e cartoni animati, come “I Griffin”, lo usarono per varie gag. Inoltre, quell’episodio fu l’ultima volta in cui Zidan toccò il campo da calcio come calciatore, visto che aveva già deciso in precedenza di ritirarsi proprio dopo la finale dei mondiali. Una brutta macchia in un curriculum di tutto rispetto.
Però la situazione non cambiò e le due squadre si sfidarono ai calci di rigore. Ogni italiano che stava guardando la televisione, anche se credo che nessuno non stesse guardandola, non riusciva a stare fermo. Io stesso provavo difficoltà a non essere emozionato e a restare seduto sul divano. Furono minuti strazianti. Dopo i primi otto rigori, quattro a testa, l’Italia era in vantaggio di una rete a causa del rigore sbagliato da David Trezeguet, o Trezegol per gli juventini. Bastava un gol per vincere. A battere il rigore decisivo fu Fabio Grosso, colui che aveva dato una svolta alle partite contro Australia e Germania, colui che aveva sul groppone la responsabilità di farci vincere il mondiale.
Arrivò davanti a Fabién Barthez, il portiere francese, sistemò la palla sul dischetto, prese la rincorsa e tirò.
REEEEEEEEEEEEEEETEEEEEEEEE!!
CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO!!!!! Eravamo campioni del mondo!
L’ Olympiastadion di Berlino esplose! Tutti gli italiani che erano lì stavano o piangendo o esultando o facendo entrambe le cose. I nostri atleti stavano inseguendo Grosso per festeggiare mentre i francesi si stavano disperando. Noi, tifosi da divano, esultammo come se non ci fosse un domani: scendemmo in strada con la macchina e andammo a girare per le strade con il clacson sempre premuto e urlando “SIAMO CAMPIONI”!! Anche Tanaunella si svegliò tutto d’un tratto e i vari abitanti fecero un baccano assurdo che non si interruppe fino all’alba del giorno dopo. Anche quando Fabio Cannavaro, il nostro capitano, sollevò la Coppa, sembrava che anche noi eravamo lì con loro, ad esultare ed ad alzare il trofeo insieme a loro, ai nostri Azzurri.
Fu un’emozione indimenticabile.

Un’emozione che manca ormai da troppi anni purtroppo e che si rimanda sempre al campionato successivo. Eravamo andati così vicini nel campionato europeo del 2012, quando perdemmo brutalmente contro la Spagna, ma da allora non abbiamo più avuto alcuna gioia. E pensare che quest’anno l’Italia non ci sarà ai mondiali, fa ancora più male. La nostra nazionale ci ha saputo regalare dolori indelebili, che ci fanno ancora star male, ma anche gioie indescrivibili, che ci hanno resi fieri di essere italiani. Forza Azzurri, sempre e comunque.

 


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