Lo sport nelle scuole: una triste realtà

Scritto da il 4 Ottobre 2017

Il tema dello Sport all’interno del contesto scolastico è spesso oggetto di discussione. Troppo spesso si tende a sottovalutare e a trascurare le ore di educazione fisica, ovvero le ore in cui viene data la possibilità ai ragazzi di fare movimento cimentandosi in varie discipline sportive o facendo giochi di gruppo.

È sbagliato dare così poca importanza a questa materia, troppo spesso considerata come “l’ora d’aria quotidiana” concessa ai carcerati che, nel contesto scolastico, è prevista a cadenza settimanale. Le ore di educazione fisica sono state introdotte nel 1872 dal ministro della Pubblica istruzione del Regno d’Italia e indovinate quante erano le ore previste? Due ore. Si esatto. Proprio come nel 2017. Nulla è cambiato. Leggendo questo dato non mi stupisce il fatto che l’Italia sia il fanalino di coda dell’Europa per l’avviamento allo sport (dato fermo al 2013).

Le ore di educazione fisica o di Scienze motorie (chiamatela come volete voi) sono preziose. Favoriscono lo sviluppo sano del corpo, Aiutano i ragazzi a comprendere il valore dello sport, dello stare insieme e a facilitare i ragazzi a comprendere l’importanza delle regole e a rispettarle. Invece troppo spesso le ore di educazione fisica si trasformano in partitelle di calcio, pallavolo e sporadicamente in qualche esercizio a corpo libero.

Il riferimento europeo in questo ambito sembra essere la Francia, in cui le ore di educazione fisica occupano il 10% della didattica, più di 100 ore l’anno. Nelle scuole superiori italiane le ore previste sono 66 l’anno. Non sono molto bravo con la matematica, ma da quel che ho capito sono 34 le ore di differenza, non proprio briciole. Voi mi direte “significa che i nostri ragazzi fanno più ore in altre materie”. Si, è probabile. Ma le 100 ore sono previste anche in Austria, Polonia, Germania, e qualche ora in meno anche in Danimarca. Capite bene che non sono proprio gli ultimi arrivati. E purtroppo la quantità non è compensata dalla qualità. In Italia non ci sono dei veri programmi da seguire, non ci sono obiettivi da raggiungere fissati a livello nazionale, con la conseguenza che i voti vengono assegnati arbitrariamente dai docenti costretti ad insegnare senza delle vere linee guida. Se in Italia SPESSO ci si sofferma sul corpo libero e sui giochi con la palla, altrove i ragazzi sono obbligati a cimentarsi con l’atletica, il nuoto e persino con la danza. A livello teorico si danno cenni sull’alimentazione solo se si trova il docente particolarmente scrupoloso; invece sarebbe importante introdurre i ragazzi ad un tenore di vita sano sia nell’attività sportiva, sia nell’alimentazione. Così facendo i ragazzi imparerebbero davvero a stare bene con sé stessi, che non significa accettarsi per come si è, ma fare il possibile per riuscire ad essere in salute.

È un dato di fatto. Lo sport in Italia non ha una collocazione sociale e di istruzione perché è stato scelto di non dargli una rilevanza scolastica. Questo è un errore storico. Togliere la cultura dello sport dalla scuola è gravissimo. Ci si limita ad osservare e ad ammirare lo sport a livello nazionale, trascurando l’importanza dello sport inteso in valore assoluto.

 

 

Concludo con un mio pensiero, sperando di non annoiarvi più di quanto non abbia già fatto. Dovremmo imparare l’importanza del “fare sport” dagli Stati Uniti, dove la cultura sportiva raggiunge livelli impressionanti. Per conseguire degli obiettivi, nello sport come nella vita, bisogna lavorare duro e per parecchio tempo. Non è un caso che nelle maggiori competizioni internazionali (Olimpiadi e Mondiali) gli Stati Uniti siano sempre sul podio a festeggiare. Non nascono fenomeni, ma si avvicinano allo sport già da piccoli. La speranza, in futuro, è quella di poter parlare nelle nostre scuole di sport come disciplina importante e fondamentale per la crescita dei ragazzi che vada oltre l’attività fisica, diventando un concreto mezzo formativo ed educativo. Un po’ come negli Stati Uniti, dove per la finale del campionato universitario di basket erano presenti in 79’238 persone. Non sto scherzando. È una questione di priorità e di cultura. Vedere per credere:


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