Long live rock!

Scritto da il 10 Marzo 2016

Ciao lettori! Oggi vorrei aprire una piccola rubrica mensile nel mio blog.

Una delle mie più grandi passioni che coltivo da ormai molti anni è quella della fotografia. Ma ora non vi voglio parlare di questo, magari in un futuro prossimo.

Vi voglio però raccontare come da questa passione ne sia nata un’altra altrettanto coinvolgente; quella per l’oggettistica vintage.

Ho iniziato da qualche anno a ricercare e poi comprare le macchine fotografiche di un tempo, le prime polaroid istantanee, quelle a rullino, sperimentando nuovi effetti.

Non è da molto che invece, appena posso, vado a fare un giro in uno di quei mercatini in questo stile. Ed è proprio lì che ho legato la passione per quegli oggetti a quella della musica. Beh, insomma, unendo un elemento all’altro l’unico risultato che si può ottenere è un composto di sei lettere: VINILE.

C’è chi ci ha passato del tempo ad ascoltare il suo artista o gruppo musicale preferito, chi li teneva come sottofondo alle faccende domestiche, chi attualmente li preserva in una teca di vetro e chi ancora ogni tanto, nonostante il tempo li riprende in mano e senza nemmeno farlo girare, si ricorda le tracce a memoria e ne conserva meravigliosi ricordi.

Credo che tutte le persone oggi dovrebbero averne almeno uno in casa. Tuttavia c’è chi come Giovanni (che ringrazio per la sua disponibilità e collaborazione all’articolo), non ne ha solo uno, ma molti.

Infatti ora vorrei condividere con voi uno di una lunga serie di vinili che io e questo mio amico appassionato abbiamo scelto per questa rubrica.

Cercherò di delinearne le sue più peculiari caratteristiche, e poi chissà magari nel leggerne la descrizione vi verrà voglia di riprendere in mano quei vinili che magari tenevate in uno scatolone da tempo e rivivere qualche ricordo o se pur nostalgia legato ad esso.

Quello che vorrei proporvi è Odds & Sods dei The Who, uno storico gruppo musicale rock britannico originario di Londra, considerato tra le maggiori band Rock ‘n Roll di tutti i tempi. L’album in questione è stato registrato dal 64 al 73, ed è stato pubblicato nel 74.

In copertina troviamo il quartetto con il caschetto del football americano, Pete Townshend (chitarrista e autore della maggior parte delle canzoni), Roger Daltrey (voce), John Entwistle (basso elettrico) e Keith Moon (batteria).

È musica alla quale ci lavora maggiormente il bassista perché gli altri sono impegnati nella registrazione del film Tommy.

Quello che c’è da sapere è che Entwistle crea questo album raccogliendo del materiale altamente competitivo per il sempre più diffuso fenomeno del bootleg, ossia la registrazione illecita delle canzoni della band durante i concerti, con la violazione dei diritti degli autori perché senza la loro approvazione, cosa che di questi ultimi tempi pare del tutto normale.

Composto da 11 brani in versione originale è stato poi riproposto in forma Cd nel 1998, con l’aggiunta di altri brani raggiungendo la quota di 23.

In questo album ritroviamo tracce come Glow Girl, Little Billy e Long live rock. Quest’ultima dopo aver ascoltato le altre posso dire di averla fatta un po’ mia e ve la lascio come augurio per il semplice fatto che se anche non è scritto ufficialmente da nessuna parte si sa che il rock vivrà a lungo!

Non mi dilungo ulteriormente. La prossima volta sarà il turno di album dei Pink Floyd e dei … vi ho già svelato abbastanza.

Alla prossima!

#lungavitaalrock


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