Perché Sanremo è Sanremo!

Scritto da il 12 Febbraio 2018

Siamo ormai giunti alla 68ª edizione del più conosciuto e rinomato festival italiano, il Festival di Sanremo, o più giustamente, Festival della Canzone Italiana. Nuovo anno e nuovissimi presentatori, dopo 3 anni insieme al bravissimo Carlo Conti, è Claudio Baglioni a prendere le redini, accompagnato da un’elegantissima e spigliata Michelle Hunziker e un talentoso ed inaspettato Pierfrancesco Favino. Ma a cambiare non solo la presentazione; Baglioni, preso il posto di presentatore, ha preso anche quello di direttore artistico e ha completamente stravolto l’organizzazione della classifica e togliendo le eliminazioni, dividendo il pubblico tra quelli che lo hanno creduto diplomatico e giusto con tutti e quelli che invece hanno scorto, dietro la facciata di perbenismo, un’incapacità di gestire “drammi” e fischi dovuti all’eliminazione degli artisti in gara.

20 i big in gara, tra più e meno apprezzati e le fantastiche 8 nuove proposte, tutti acclamati dal pubblico dell’Ariston.
La prima serata ha visto protagoniste, oltre ai fantastici abiti di Michelle, tutte le 20 canzoni in gara; fin da subito si sono sentiti i grandi applausi per Annalisa, che ha aperto le danze del Festival, Max Gazzè, che ha portato una canzone romantica e poetica che parla di due giovani innamorati destinati a vivere separati, Lo Stato Sociale, nuovi sul palco di Sanremo e che finalmente hanno portato qualcosa di fresco ed innovativo e anche per Ron, che dopo la delusione dell’anno scorso, quest’anno ha giocato bene le sue carte e ha cantato un pezzo scritto dal grande Lucio Dalla.

Finiscono nelle posizioni intermedie Ornella Vanoni, che dopo più di 60 anni di carriera dimostra ancora una volta di tenere il palco, forse meglio di tanti artisti molto più giovani, Ermal Meta e Fabrizio Moro (ma soltanto per colpa della questione “plagio” delle ore immediatamente successive) che cantano dei recenti attacchi terroristici in tutto il mondo ma che forse in coppia non riescono a dare del loro meglio, Nina Zilli e Noemi, donne forti che cantano ancora una volta di donne e Luca Barbarossa, che ha portato una splendida canzone in dialetto romano.

Nelle ultime posizioni, Elio e le Storie Tese, che, ormai abituati alle critiche, cantano “ArrivedOrci”, brano che sancisce anche il loro addio alle scene, i Decibel che tentano di portare al Festival un’improbabile canzone dedicata a Dawid Bowie, scritta in prima persona, come se fosse proprio il Duca a parlarci, e i Pooh, questa volta sciolti però: da una parte Red Canzian, che nonostante sia finito tra gli ultimi, ha riscosso parecchi applausi e la sua canzone è piaciuta molto e, dall’altra, Riccardo Fogli in coppia con Roby Facchinetti. Che dire, Fogli ha stretto i denti e ha dato grande prova di se dimostrando di avere ancora un grande fiato. La canzone è stata poi completamente distrutta da Facchinetti che con sole due note ha fatto tremare il teatro e il pubblico ricevendo saltato critiche negative e diventando il fenomeno mediatico della settimana di Sanremo. Ormai l’era dei Pooh è finita, ma la maggior parte di loro ancora non se ne è ancora resa conto.

Le nuove proposte invece hanno emozionato, divertito e fatto cantare tutti, dimostrando ancora una volta che bravura e talento non sono sinonimi di carriera. Ultimo, quasi un paradosso, è arrivato primo con il suo “Ballo delle Incertezze”, in seconda posizione Mirkoeilcane e terzo Mudimbi.

Ma a far ricordare per sempre questo Sanremo non sarà la vittoria dopo la tempesta mediatica di Meta e Moro, o i giovani talenti o i presentatori, ma bensì tutti gli spettacolo, i siparietti, gli ospiti e anche i duetti di Baglioni; sono state tutte queste cose, Pippo Baudo e Fiorello ospiti, gli scherzi tra Favino e Michelle e il loro balletto, il duetto tra Baglioni e la Nannini, Laura Pausini che esce dal teatro e canta tra le strade di Sanremo, la vecchia che balla sulle note di “Una Vita in Vacanza” e soprattutto la grande presenza del maestro Vessicchio, tutto questo che ha portato quest’edizione ad essere la più vista in più di 10 anni, ad essere quella che finalmente ha fatto dimenticare la scimmia di Gabbani e le inutilissime modelle che scendevano le scale dell’Ariston, senza sapere nemmeno il perché di quell’invito. Quindi possiamo ringraziare Baglioni, che ha cantato bene, presentato un po’ alla buona ma che ha organizzato un fantastico Festival.

All’anno prossimo, Sanremo!


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