Quello che pochi sanno sull’influenza

Written by on 19 Nov 2018

Nel linguaggio comune siamo abituati a definire “influenza” qualunque malessere che coinvolga brividi e raffreddore. In realtà l’influenza vera e propria è un’infezione stagionale acuta caratterizzata da febbre alta (oltre 38 °C) improvvisa, dolori muscolari e articolari, mal di testa e malessere generale, nonché sintomi respiratori come tosse, mal di gola o naso congestionato.

Essa è causata da virus e si trasmette facilmente da persona a persona per via aerea, ma anche attraverso le superfici toccate e le “strette di mano”, quindi per contatto.

Uno studio americano ha preso in esame per quattro mesi 16 campioni di aria raccolti in uno studio medico, diverse aree giochi per bambini e tre voli aerei. È emerso che particelle del virus dell’influenza erano presenti in metà dei campioni, nei quali la concentrazione media del virus era di 15.000 per metro cubo di aria.

Un solo starnuto, infatti, “spara” nell’ambiente fino a 40.000 micro-particelle di saliva a più di 160 km/h, con una gittata che raggiunge i 10 metri di distanza, mentre per un colpo di tosse sono circa 3.000 particelle a 80 km/h.

Ma ora vediamo come prevenire questa malattia.

Innanzitutto aprire le finestre per cambiare l’aria negli ambienti chiusi quando si è malati, oltre ad accelerare la guarigione, riduce la possibilità di contagiare chi vive con noi e chi viene a trovarci perché abbassa la concentrazione di virus in pochi minuti.

Infatti secondo una ricerca del Virginia Tech di Blacksburg (USA) fare entrare aria fresca negli ambienti chiusi abbassa la concentrazione dei microbi fino a rasentare lo zero dopo pochi minuti.

In secondo luogo è stato dimostrato che chi dorme sei ore o meno a notte rischia 4 volte più degli altri di beccarsi un raffreddore.

La costante carenza di sonno quindi, oltre a rendere nervosi e irritabili, può anche incidere direttamente sulla salute, come sostiene uno studio coordinato dall’università della California – San Francisco appena pubblicato sulla rivista Sleep.

Tra il 2007 e il 2011 infatti, i ricercatori hanno reclutato 164 volontari, monitorandone le condizioni di salute per due mesi. Questi, in condizioni controllate, hanno ricevuto gocce nasali contenenti un comune virus influenzale.

Si è potuto così osservare che chi nei 7 giorni precedenti aveva dormito meno di sei ore a notte è risultato 4,2 volte più attaccabile dal raffreddore rispetto a chi aveva collezionato almeno sette ore di sonno notturno. Chi nella settimana prima aveva dormito meno di 5 ore a notte, ha preso il raffreddore 4,5 volte più spesso.

Era stato tenuto conto anche di altri fattori di vulnerabilità al virus, tra cui l’età, l’etnia di provenienza, lo stress, il fumo e l’alcol, ma il sonno è risultato comunque quello che ha maggiormente influito sullo sviluppo della malattia.

 


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