Revolution rock

Scritto da il 28 Aprile 2016

Ciao a tutti voi cari lettori! Come promesso sono tornata con la rubrica mensile dei vinili.

La scorsa volta vi ho proposto un album dei The Who, per oggi invece, sempre in collaborazione con Giovanni (possessore dei vinili) abbiamo scelto due album importanti di due gruppi altrettanto importanti nella storia della musica.Il primo fra questi è London Calling, album doppio dei The Clash uscito nel 1979, con il quale il gruppo fece successo imponendosi negli Stati Uniti.

Gruppo inglese composto da Mick Jones, Joe Strummer, Paul Simonon, Tropper Headon, hanno presentato questo disco come una complessità e mescolanza di generi. Sebbene infatti non vi siano canzoni del tutto riconducibili al puro punk, vi sono pezzi di ska o bluebeat, un genere musicale originario della Giamaica, sviluppato nei primi anni sessanta che segnò la vera ascesa della musica popolare della nazione. La peculiarità di questo tipo di musica è la miscela che si ha tra le strumentazioni elettriche e i fiati della musica jazz (come il sassofono, tromba e trombone) che faranno da incipit ed ispirazione per altri importanti generi come il reggae e il rhythm and blues.

Tornando a London Calling, esso si compone di 19 brani e compare nella lista dei 500 migliori album secondo la rivista Rolling Stone alla posizione numero 8.

Ciò che però è indimenticabile di questo vinile, oltre a brani come Revolution Rock, Koka Kola e Death of glory è la copertina. Ripresa poi dalle successive edizioni su CD, essa è celebre per la fotografia di Paul Simonon che spacca il basso sul palco e per la grafica che riprende il primo album di Elvis Presley in simbolo d’omaggio al primo cantante rock and roll bianco.

Il secondo album di oggi è The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, “un’istanza di empatia politica, filosofica e umanitaria che chiedeva disperatamente di venir fuori” come lo definì Roger Waters, bassista e cantante del gruppo.

Pubblicato il 10 marzo del 1973, il vinile rappresenta l’arrivo di molte sperimentazioni musicali con le quali il gruppo si era fatto fino ad allora strada nei concerti. Famosi per le numerose parti strumentali dei brani decidono per questo album di dedicarsi alla scrittura di testi del tutto di rispetto. Incentrati per lo più su temi filosofici, esprimono in particolar modo gli aspetti che sfuggono al controllo relazionale dell’animo umano costituendone perciò il lato buio, cui il titolo fa riferimento in metafora.

Anche qui un rigoroso appunto va dedicato alla copertina che diciamo è diventata l’emblema del gruppo.

Un semplice triangolo, rappresentante un prisma stilizzato, su sfondo nero, che, illuminato a sinistra da un sottile raggio di luce libera a destra un arcobaleno di colori, che poi, sul retro della confezione, torna
no a fondersi in una linea che, deformandosi come se fosse un elettrocardiogramma, finiscono per formare nuovamente il raggio di luce.

Quest’immagine ha un forte significato simbolico: il raggio di luce è la vita, che inonda il prisma che è l’uomo, l’individuo, i cui bordi infatti si illuminano, che elabora con la sua naturale ricerca sulla realtà questo dono, restituendo come conclusioni le sue idee e azioni in merito, che sono tutte, per quanto diverse, proiezioni dello stesso individuo nello stesso mondo. Come ci dice, poi, il libretto in allegato all’opera assegnando a ogni canzone un colore, ognuno di questi è legato ad una specifica tematica, ad un elemento trascinante di qua e di là nel mondo, tra il lato scoperto e quello oscuro.

Il pezzo dell’album che secondo me è il più conosciuto fra tutti è di certo Time, che comincia con l’ennesimo tocco sperimentale: un ticchettio di orologi che porta ad un’improvvisa esplosione di alcune sveglie.

Una lettura e traduzione più approfondita del testo mi porta a dire che il brano è la descrizione in parte di una triste realtà che racconta della perdita di tempo dei giovani, non facendo caso allo scorrere del tempo finiscono sempre a dover rinunciare a qualcosa che magari si voleva fare davvero.

Un tempo che però è interrotto da continue sveglie, che metaforicamente rappresentano le occasioni della vita che un uomo dovrebbe cogliere spezzando la monotona routine.

Ed è proprio qui che vorrei concludere per oggi l’articolo, con l’invito a guardarvi intorno e
ricordarvi di giocarvi tutte le opportunità al meglio facendo delle sveglie le vostre più belle esperienze!

Alla prossima!


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