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17 marzo: la bellezza di sentirci italiani

Scritto da il Marzo 17, 2020

Dici ‘17 marzo’ e pensi a San Patrizio, alla birra, all’Irlanda e alle decorazioni verdi che riempiono i pub. Dici ‘festa nazionale’ e pensi ad altre date importanti nella vita del nostro paese: il 25 aprile, il primo maggio, il 2 giugno ci sono più familiari perché coincidono con giornate di vacanza scolastica o lavorativa. Eppure non avremmo Feste della Liberazione né Giornate dei lavoratori se il 17 marzo di 159 anni fa non fosse avvenuto un evento imprescindibile per la storia del nostro Paese, tanto importante quanto sconosciuto.

Se la città non fosse blindata dalle limitazioni imposte dal governo, oggi a Roma si sarebbero tenute le celebrazioni per l’anniversario della proclamazione del Regno d’Italia: il 17 marzo avrebbe visto le frecce tricolori sfrecciare nei cieli della capitale e le bande musicali intonare l’inno di Mameli. Si sarebbe festeggiata l’ultima tappa del processo di unificazione che portò, nel 1861, per la prima volta alla nascita di uno stato italiano libero dalle dominazioni straniere. Al Quirinale, al posto di Mattarella, era di casa Vittorio Emanuele II. Accanto a lui i tanti coloriti personaggi che ognuno di noi ha studiato a scuola: Garibaldi, Cavour, Mazzini…Eroi di una stagione di guerra che hanno parzialmente permesso a tutti noi, con i loro sforzi, di vivere nel paese avanzato e meraviglioso che conosciamo.

La guerra d’indipendenza e la festa ad essa legata dovrebbero essere, in questo momento più che mai, elemento di riflessione per tutti gli italiani. Per la prima volta la nostra società avida e sprecona si trova ad affrontare un’emergenza di portata nazionale: non è una guerra fisica, come quella di cui oggi cade l’anniversario; il nemico non è un invasore straniero, ma un parassita invisibile. Combattiamo contro la frustrazione di vedere scemare le libertà che davamo per scontate, contro la paura di non riabbracciare più amici e parenti, contro l’incertezza per il prosieguo dell’epidemia. Ma abbiamo un vantaggio: in questa guerra il sapone e le mascherine sostituiscono i fucili, i divani sostituiscono le trincee. Possiamo battere il nemico semplicemente chiudendolo fuori casa.

Il mito del Risorgimento ci insegna che dopo una grande battaglia c’è sempre un meraviglioso successo: combattiamo ora, per vedere tra qualche settimana i frutti delle nostre rinunce, della nostra obbedienza a quelle semplici regole che il governo ci assegna. È fondamentale proprio ora, nel giorno della nostra festa nazionale, sentirci e riscoprirci italiani, fare gruppo contro una minaccia che disgrega, separa, rompe i legami sociali e parentali. Sventolare le nostre bandiere, cantare il nostro inno.

A questo proposito, Radio Brusa si unisce a tutte le radio italiane che trasmetteranno, alle ore 11.00 di venerdì, l’Inno di Mameli: un modo per ribadire la forza e l’unità che il nostro paese sa coltivare anche in un momento di grande difficoltà come questo. Radio Brusa continua nei propri servizi via radio e via social: siamo vicini a tutti i brusaportesi, con quattro edizioni del radiogiornale alle 10, alle 12, alle 17 e alle 20 e con la diretta “Vicini ma non troppo”, tutte le sere alle 20.30. Proseguiamo convinti che torneremo ad ascoltare le nostre canzoni insieme, a riempire quelle strade che ora lasciamo deserte, a sentirci ancora, tutti insieme, brusaportesi, bergamaschi, italiani.

 


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